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Allevamento Labrador Retriever, riconosciuto da ENCI e FCI 

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Un corvo e due leoni

Voi conoscete già, miei piccoli amici, la Tebaide, quella vasta regione solitaria dove si ritiravano migliaia di eremiti a far penitenza.

Quando si nomina la Tebaide, si pensa subito a S. Paolo eremita (da non confondersi con S. Paolo Apostolo). Proprio al tempo della persecuzione di Decio e Valeriano, imperatori romani, Paolo, giovane di 16 anni, decise di passare la sua vita in quei luoghi deserti e, dopo aver camminato in lungo ed in largo per la Tebaide, trovò una caverna scavata nella roccia d’un monte brullo, che faceva al caso suo. L’imboccatura era chiusa da una grossa pietra, e Paolo dovette lavorare assai per smuoverla quel tante ch’era necessario per potervi entrare. Là stabilì la sua dimora per tutta la vita; una vita di preghiera e di penitenza fino alla veneranda età di 113 anni! Una palma, nata spontaneamente in un crepaccio della roccia, ombreggiava l’apertura della grotta, e offriva all’anacoreta il vitto, con i suoi frutti, ed il vestito, con le foglie che egli sapeva intrecciare così bene da formare un tessuto. In un angolo dell’ampia caverna sgorgava, fresco fresco dal sasso; une zampillo d’acqua che, dopo aver riempito un ampio catino naturale, scompariva in una fessura del suolo. Tutti i giorni poi, sul tramonto, un corvo portava al Santo un pezzo di pane; e con quello la tavola era completa!… E così per tanti e tanti anni.

A due giorni di cammino da quel luogo viveva un altro grande santo: S. Antonio abate. Anch’egli uomo di austera penitenza e di preghiera, sebbene più giovane di Paolo.

Era giunto Paolo ai suoi 113 anni, quando, un bel mattino, si vide arrivare Antonio a fargli visita. I due Santi incominciarono a conversare di Dio e del Paradiso, tanto da non accorgersi che era giunta l’ora di prendere un po’ di cibo. Ma non s’era dimenticato il corvo il quale, quel giorno, giunse puntualmente con un pane intero. «Ecco» esclamò Paolo, «il Signore, nella sua pietà e misericordia ci ha mandato il pranzo. Sono sessant’ anni che ricevo ogni giorno mezzo pane; ora che sei venuto tu, Cristo benedetto ha raddoppiata la razione ai suoi soldati!».

Dopo aver ringraziato il Signore, i due sedettero su una pietra accanto al piccolo specchio d’acqua e consumarono il pane, poi… continuarono a parlare di Dio.

Due leoni, alla presenza di Sant'Antonio Abate, scavano la fossa per San Paolo eremita

…con le zampe anteriori incominciarono a scavare la terra senza posa, fin che prepararono una fossa capace di accogliere il sacro corpo di Paolo.

Allo spuntar del giorno appresso, Paolo annunciò ad Antonio che quello era l’ultimo giorno di sua vita, ed aggiunse: «Tu mi sei stato mandato da Dio per comporre nella terra il mio corpo. Ora va’ a prendere il mantello che ti donò il vescovo Atanasio; con quello avvolgerai la mia salma». Antonio scoppio in pianto e, baciate le sante mani di Paolo, si mise in cammino.

Dopo quattro giorni di viaggio, Antonio era di ritorno col mantello. Entrato nella grotta, trovo il santo vecchio inginocchiato, col viso rivolto al cielo e le braccia aperte in atteggiamento di preghiera. Antonio s’inginocchio egli pure e prego. Ma dopo alcuni minuti s’accorse che Paolo non pregava più… perché era morto!

Quante lagrime verso Antonio quel giorno!…

Riavutosi un po’ da quella costernazione, decise di eseguire la volontà di Paolo; ne avvolse il sacro corpo nel mantello e, cantando salmi, lo porto sulle spalle fuori della spelonca per seppellirlo. Ma come scavare la fossa?

Egli stava pensando come risolvere il problema, quand’ecco giungere di corsa dal deserto due leoni… Antonio ne fu terrorizzato. Ma il suo terrore si muto in ammirazione commossa, quando vide i due bestioni accovacciarsi accanto al corpo di Paolo con certi urli strani, più simili a grida di dolore che a ruggiti di bestie feroci. Pareva che le due belve volessero esprimere così la loro afflizione per la morte dell’amico. Dopo un po’ s’alzarono, quasi obbedendo ad un segreto comando, e finito il lavoro s’accostarono a testa bassa ad Antonio, che stava ammirandoli in silenzio, dimenando la coda, come per chiedere qualche cosa. Antonio, commosso, pronunciò queste parole: «Signore, senza il cui permesse non cade foglia d’albero, premia tu questi due leoni, secondo la tua potenza!» e tracciò su di lare il segno della Croce.

Le due belve lanciarono un ruggito, l’ultimo saluto a Paolo, e scomparvero all’orizzonte.

Antonio si chinò sulla salma dell’amico, se la prese fra le braccia, e la depose riverentemente nella fossa preparata dai leoni. La copri di terra, sussurrò l’ultima preghiera, e versò l’ultima lagrima…


Testo tratto da: Domenico Casagrande, Santi e animali, Roma 1955, pp. 56-60.


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