Quantcast

Allevamento Labrador Retriever, riconosciuto da ENCI e FCI 

Facebook Twitter Gplus YouTube E-mail RSS
formats

Un cane caritatevole

Forse voi avrete visto qualche statua o qualche quadro raffigurante S. Rocco ed avrete osservato ai piedi del Santo un cane con un pane in bocca. Volete conoscere il perchè della presenza del cane? Vi accon­tenterò subito. Il nostro Santo nacque a Montpellier verso la fine del 1200 da una nobile famiglia; a vent’anni, rimasto orfano dei genitori, vendette tutti i suoi beni, distribuì il rica­vato ai poverelli, si vesti da pellegrino ed iniziò la sua nuova vita eli penitenza.

La sua figura però è legata ad una delle pagine più tristi d’Italia. Infieriva a’ quei tempi una peste spaven­tosa che devastava la nostra patria, e Rocco scendeva proprio allora dalle Alpi francesi, accattando un pane di porta in porta. Il suo cuore di santo ardeva dal desi­derio di adoperarsi nell’assistenza ai poveri appestati, ed il Signore volle premiare la carità del suo servo moltiplicando ì miracoli sul suo cammino. Nelle città dov’egli entrava, o nei cascinali disseminati lungo le strade, spesso la peste scompariva dopo un suo semplice segno di croce, o addirittura con la sola sua presenza. Tutti lo invocavano soccorritore ed inneggiavano a lui, liberatore da tanto flagello.

Ma un mattino si svegliò egli pure colpito dalla peste! Il Santo allora si fece portare fuori della casa ospitale, e poi si trascinò, come potè, fino in aperta campagna e riparò in una di quelle capanne che i contadini sogliono costruire con tronchi e paglia, per rifugiarvisi in caso di cattivo tempo, durante l’estate.

S. Rocco

Il pellegrino stava·già sbocconcellando il pane della
Provvidenza, quando apparve sulla soglia della capanna
il servo…

In quei paraggi c’era un castello, dove s’era trasferito un ricco signore, per sfuggire al pericolo della peste. Se ne stava quel signore pranzando in compagnia d’amici, quando notò che un suo cane aveva addentato un pane e poi era sparito per qualche ora dal castello. Pensò allora di chiamare i servi, e di raccomandare loro di dar da mangiare a sufficienza al cane. Ma i servi fecero osservare che mai avevano lasciato mancare il cibo a quella bestia, cui sapevano che il padrone era tanto affezionato.

Il fatto si ripetè l’indomani ed il giorno appresso. Allora il padrone, sorpreso, ordinò ad un servo di seguire il cane che, come al solito, recava in bocca un bel pane fresco. La bestia infatti usci di casa frettolosa, come in ritardo all’appuntamento, passò per un pertugio che s’era aperto nella siepe di cinta del giardino, e si diresse di corsa alla capanna. E il servo dietro, correndo quanto poteva…

Il pellegrino stava già sbocconcellando il pane della Provvidenza, quando apparve sulla soglia della capanna il servo. Sorpreso e quasi smarrito, egli non ebbe forza di fiatare; stette in contemplazione di quell’uomo adagiato su un pugno di paglia, con la schiena appoggiata ad un palo che sosteneva la capanna. Aveva una gamba fasciata con uno straccio, era pallido e febbricitante; ma i suoi occhi parlavano d’un’infinita dolcezza e della pace che gli gioiva in cuore.

Accanto a lui, il cane accovacciato, in una posa quasi umana di adorazione.

Il servo non potè trattenere le lagrime e, mormorando fra sè non so che parole, ritornò subito a riferire la cosa al suo padrone. Quel signore, un po’ meravigliato e incuriosito, si recò alla capanna e, dopo un lungo colloquio con quel pellegrino, capi che si trattava d’un Santo.

Ed era proprio vero. Quel pellegrino era S. Rocco!…


Testo tratto da: Domenico Casagrande, Santi e animali, Roma 1955, pp. 67-70.


Home I santi e gli animali Un cane caritatevole