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Storie di santi anacoreti e bestie feroci

Il leone, il lupo e gli smerghi

Voi certo non conoscete Sulpicio Severo. Ve lo presento io. È uno storico morto intorno all’anno 420 in Gallia.

Egli ha scritto vari libri di storia di quei tempi antichi, tra i quali la vita di S. Martino e due dialoghi. Sentite le cose che egli vide proprio con i suoi occhi, quando fu in Oriente a visitare quei luoghi abitati da anacoreti, cioè da monaci solitari che popolavano specialmente la Tebaide e la Nitria.

Racconta Sulpicio Severo che un giorno volle recarsi a visitare alcuni anacoreti che vivevano nelle numerose grotte sparse sulle colline desertiche di quei luoghi, che avevano l’aspetto di immensi alveari.

Lo accompagnava un santo monaco, uno dei tanti, che, nel fargli da guida, gli descriveva la loro vita. I due s’erano seduti all’ombra d’un palmeto per riposarsi, ed ecco apparire bel bello… un leone, il quale, alla vista del monaco, lanciò un ruggito spaventoso.

 Voi che cosa avreste fatto? Vi sareste arrampicati, come scoiattoli, su una palma, gridando a squarciagola «Mamma…Mamma…!».

Così, pressappoco, voleva fare Sulpicio Severo, il quale si sentiva gelare il sangue nelle vene. Ma il monaco lo tranquillizzò subito assicurandolo che quel ruggito non era altro che il cordiale saluto del leone ai monaci suoi amici. L’anacoreta infatti s’alzò sorridente, staccò un frutto da una palma è l’offrì al leone, che nel frattempo gli s’era avvicinato. Il leone prese gentilmente il frutto dalla mano del monaco, come una capretta prenderebbe un ciuffo d’erba odorosa dalla mano del pastorello, e se n’andò tranquillo e soddisfatto…

Ma più soddisfatto era Sulpicio Severo, al vedere il leone andarsene per i fatti suoi…

monaco e leone

L’anacoreta s’alzò sorridente, staccò un frutto da una palma è l’offrì al leone, che nel frattempo gli s’era avvicinato

Un altro giorno (racconta lo stesso autore) egli si trovava ospite d’uno di quei monaci, in una grotta. Era verso il tramonto, l’ora in cui quei solitari prendevano un po’ di cibo. I due, consumando la magra cena, parlavano delle cose di Dio e dell’anima, quando ecco affacciarsi all’ingresso della grotta un muso nero, lungo ed appuntito, con due orecchie dritte ed acuminate, e due occhi tuttaltro che sorridenti. Era un lupo!

E sapete che cosa voleva?

Lo raccontò quell’eremita a Sulpicio Severo. Si trattava d’un lupo che tutte le sere si recava puntualmente alla grotta del monaco per ricevere gli avanzi della povera cena. La bestia infatti attendeva pazientemente all’uscio. Allora il santo anacoreta s’alzò dal ruvido sgabello e andò ad offrire all’amico quel po’ di roba che aveva risparmiato per lui.

Il lupo inghiottì il boccone (non si trattava che d’un boccone solo!), leccò affettuosamente la mano del suo benefattore, attese la solita carezza, e poi… via a gambe levate.

Tutto questo Sulpicio ce lo racconta nei suoi Dialoghi.

Sentite ora che cosa ci narra nella sua Vita di S. Martino di Tours, quel grande Santo che voi conoscete, quello che donò metà del proprio mantello a quel povero, che poi era Gesù in persona. Egli è il famoso apostolo della Gallia ed il primo padre del monachesimo in Occidente.

Ma prima dovete conoscere gli smerghi. Sapete chi sono? Sono uccelli con le dita palmate, alti quasi mezzo metro, con larghe ali, un bel ciuffo di piume in testa, tutti bianchi nelle parti inferiori, con una macchia nera tra gli occhi ed il becco, una fascia nera sui lati del collo, sotto il petto e lungo le ali, e la schiena tutta bruna. Vivono lungo i grandi fiumi o alle foci, e tuffano, svelti svelti, la testa sott’acqua per cacciare i pesciolini di cui si nutrono.

Racconta dunque Sulpicio Severo che, un giorno, il grande Vescovo S. Martino camminava lungo le rive del fiume Loira, seguito da una moltitudine, di gente. Ad un certo punto s’imbattè in uno stormo di smerghi che erano intenti a cacciare pesciolini. Il Santo si fermò e, rivolto alla folla esclamò: «Ecco come fa il demonio! Anch’egli dà la caccia alle anime e le divora, e non è mai sazio!».

Era tanto grande il suo amore per le anime, che volle salvare anche quei poveri pesciolini essendo anche loro creature di Dio; perciò diede subito ordine agli smerghi di rispettare i pesci e di andarsene nella vicina foresta.

Lo credereste? Subito lo stormo degli uccelli si alzò in volo, sotto gli occhi della folla stupita che non finiva di applaudire, e si diresse verso il bosco…


Testo tratto da: Domenico Casagrande, Santi e animali, Roma 1955, pp. 33-37.


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