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Sant’Uberto, patrono dei cacciatori

Il racconto del cervo miracoloso, apparso nel­la selva con una croce tra le corna a convertire il cacciatore, è da molti riferito a Sant’Uberto oggi festeggiato. È però a Sant’Eustachio, fe­steggiato il 20 settembre, che l’episodio viene attribuito con maggior fondamento, o almeno con maggior antichità, dato che egli fu un Martire del Il secolo, mentre Sant’Uberto vis­se, nella storia, non nella leggenda, nell’VIII secolo, in Belgio.

Veramente, non ci sarebbe bisogno della leg­genda del cervo miracoloso, per accrescere la fama e la gloria di Sant’Uberto (656 ? – 727), che è stato per secoli, uno dei Santi più popolari del suo paese. Del Belgio, infatti, egli fu uno dei più valorosi e fortunati apostoli. Portò alla con­versione soprattutto gli abitanti delle Arden­ne, quella parte collinosa del paese, a sud del fiume Mosa, un tempo densa di boschi, ed og­gi folta dei tralicci delle miniere di carbone. Nel 705 era Vescovo di Maestricht, succeden­do a San Lamberto, morto assassinato e a sua volta successore di un altro Vescovo assassina­to, San Teodoro. Non erano tempi rosei per l’episcopato belga. Nonostante ciò, Sant’Uber­to resse il pastorale per più di vent’anni, atti­vissimo nel combattere il paganesimo e nel por­tare la fede alle popolazioni delle Ardenne e anche del Brabante.

La leggenda del cervo miracoloso, fa di San­t’Uberto, in gioventù, un ricco signorotto e appassionato cacciatore. Non sappiamo se ciò sia stato vero. Quel che si sa per certo, è che Sant’Uberto, nel suo lungo episcopato, dovette presto dimenticare gli ozi e gli agi della gio­ventù, e se percorse i boschi del suo paese a piedi o a cavallo, non fu certo per andare in cerca di selvaggina.

Per vivere e per essere più vicino al suo popo­lo di umili lavoratori, il futuro patrono dei cacciatori faceva il pescatore. Non in senso fi­gurato, secondo le parole di Gesù, che mandò San Pietro, pescatore nel lago di Tiberiade, ad essere nel mondo, pescatore di uomini. Pesca­tore anche di pesci, con grandi barche sulle quali Sant’Uberto percorreva la Mosa e i suoi affluenti.

Proprio durante la pesca, con l’abito rimboc­cato e i piedi scalzi, Sant’Uberto fu colpito, per disgrazia, da un servitore, con una mar­tellata che gli fratturò le dita di una mano.

li Santo non se ne preoccupò. Tornò di nuo­vo a pescare, proprio il giorno in cui una tem­pesta capovolse la barca. Per miracoloso inter­vento del Vescovo, l’equipaggio si salvò dalla furia del fiume.

Ma le dita colpite andarono in suppurazione. Sant’Uberto soffri per molti mesi finché un angiolo gli predisse il termine, non della ma­lattia, ma di tutte le sue fatiche terrene. Mori infatti un anno più tardi, dopo aver consacra­to, nel Brabante, una nuova chiesa, pronun­ziando un discorso commoventissimo sulla pe­nitenza e sulla morte: sulla sua morte, che sapeva vicina.

Morì il 30 maggio, nel 727. Come mai allora la sua festa si celebra oggi? Perché il 3 no­vembre, sedici anni dopo, il suo corpo incor­rotto veniva portato con grande onore sotto l’altare della Chiesa dei Santi Apostoli, a Liegi.

Ed ecco ora una carrellata di immagini relative alle celebrazioni tenutesi a Samt-Hubert (Belgio) il 30 maggio 1927, per il XII centenario della morte di S. Uberto; seguono altre immagini attinenti alla vita di questo santo.

benedizione ai cani da caccia

Benedizione dei cani, a Saint-Hubert (Belgio), in occasione delle celebrazioni per il XII centenario della morte di S. Uberto (30-5-1927)

Folla in occasione della festa di S. Uberto

Folla davanti alla Basilica dei ss. Pietro e Paolo, a Saint-Hubert (Belgio), il 30-5-1927

falconieri alla festa di S. Uberto

Saint-Hubert (Belgio), 30-5-1927: falconieri

S.Uberto a cavallo

Sant’Uberto a cavallo: XVI secolo, chiesa di Loyers

Apparizione del crocifisso a S. Uberto

Apparizione di Gesù Crocifisso tra le corna di un daino a S. Uberto, un venerdì santo: da qui iniziò la sua conversione. Scultura XVI secolo.

oggetti appartenuti a S. Uberto

Oggetti appartenuti a S. Uberto: un reliquiario, un pettine, un corno da caccia, la parte superiore del pastorale

 

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