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San Ruggero e il pesce nella secchia

Il pesce nella secchia

Chi non conosce S. Ruggero, il famoso abate di Ellanzio, vicino a Reims? Egli era inglese d’origine, ma si trovava in Francia da tanti anni. Anzi era già molto vecchio, quando accadde il grazioso episodio che vi voglio raccontare.

Dovete sapere che, un mattino, il Santo fu pregato  di recarsi a visitare un malato che desiderava la sua  benedizione. Non si trattava però di fare quattro passi, ma ben più di una lunga passeggiata, perché l’ammalato abitava molto lontano. Il santo vecchio si prese come compagno di viaggio un giovane monaco, e partirono per compiere la buona azione.

Prima di partire, voi che cos’avreste fatto? Forse avreste preparato almeno un pacchettino di viveri per la colazione…

Lui, no. Si prese il bastone da pellegrino e s’affidò alla Provvidenza.

Dopo sei o sette ore di cammino, l’appetito si fece sentire; ma il Santo sapeva far tacere gli stimoli dell’appetito, immergendosi nella meditazione delle cose di Dio. Non così invece il compagno di viaggio, il quale pazientò fino ad un certo punto; ma poi, vedendo che il luogo era disabitato e San Ruggero non parlava di mangiare, si rivolse al Santo e gli disse: «Padre, fate bene a visitar gli ammalati, ma non dovete far morir di fame chi vi accompagna».

Il Santo rispose con una tranquillità da sbalordire: «Figlio mio, non perdere la serenità d’animo. Abbi fede; il Signore provvederà!». Il compagno di viaggio abbassò il capo, e, tacque…

Non avevano fatti ancora cento passi, che giunsero ad una svolta della strada nel bosco e scorsero fra le piante una baracca. Era una di quelle baracche di tronchi d’albero squadrati, come sanno fare con tanta maestria i boscaioli.

Vi entrarono e si fece loro incontro il padrone, un uomo sulla cinquantina, che li salutò cortesemente e domandò loro il motivo d’una visita tanto inattesa, quanto gradita.

San Ruggero

«Oooh! » esclamò, «un pesce!…». Era proprio un pesce grosso, che si dibatteva nella secchia tentando di saltar fuori

«Abbiamo fame» incominciò Ruggero «e ti domandiamo in carità un po’ di pane ».

«Ho giusto un pane d’orzo» rispose il boscaiolo «e tanta acqua limpida e fresca, a pochi passi, qui dietro… Ma intanto sedete, ché sarete stanchi (e tirò una panca vicino alla piccola tavola); io corro ad attingere l’acqua…».

«Date a me» soggiunse il compagno di S. Ruggero; e così dicendo, prese gentilmente di mano la secchia al boscaiolo, ed uscì. Dietro la baracca, una fonte di acqua limpida che usciva a fior di terra, entrava in una specie di vasca costruita con pietre vive e, uscendo dalla parte opposta, formava un ruscelletto, che pareva un filo d’argento, che si perdeva nel verde del bosco. Il compagno del Santo tuffò subito la secchia, e la ritrasse piena d’acqua, gocciolante da tutte le parti.

«Oooh! » esclamò, «un pesce!…».

Era proprio un pesce grosso, che si dibatteva nella secchia tentando di saltar fuori.

Il monaco corse difilato alla baracca, ripetendo ad alta voce.: «Un pescee, un pescee!». Il padrone di casa, che non credeva ai propri occhi, ripetè: «Un pesce!?! In tanti anni che attingo l’acqua a quella sorgente non ho mai visto pesci!!».

Il Santo sorrise, e mormorò quasi fra sé: «È la Provvidenza di Dio!».

Alle esclamazioni di meraviglia successe la preoccupazione di come cuocere quel pesce. Ma non ci fu bisogno di tante discussioni. Legna non ne mancava. Si accese un bel fuoco, e sulla brace viva s’arrosti il pesce fresco che bastò per tutt’ e tre.

«Ora ringraziamo il Signore» soggiunse S. Ruggero.

Detta la preghiera e scambiati i saluti fra gli ospiti, il Santo ed il suo compagno si rimisero in cammino…


Testo tratto da: Domenico Casagrande, Santi e animali, Roma 1955, pp. 52-55.


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