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Allevamento Labrador Retriever, riconosciuto da ENCI e FCI 

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San Romedio e l’orso sellato

Se io vi proponessi di fare una passeggiata seduti in groppa ad un orso, ci stareste? Uhm!! Non è troppo igienico, specialmente per via delle gambe penzoloni lungo i fianchi del bestione, il quale potrebbe, durante la corsa, provare una certa acquolina in bocca, girare la testa su un fianco e addentare un polpaccio di chi gli sta sulla schiena.

Ma Romedio, un vecchio eremita delle montagne Trentine, non la pensò come voi, un brutto giorno in cui si trovò a dover risolvere un certo problema, per lui angoscioso.

Sentite come andò la faccenda.

Il buon Romedio se ne stava da parecchi anni tra quei boschi in compagnia di due suoi devoti discepoli, che si chiamavano Abramo e Davide. Era ormai vecchio e sentiva prossima l’ora della partenza da questa terra per il cielo. Egli aveva sentito tanto parlare di quel grande santo Vescovo di Trento, che fu S. Vigilio, e nutriva per lui, più che rispetto, una profonda venerazione; ora desiderava vivamente di baciargli le mani, prima di morire, e ricevere la sua benedizione. Ma la strada era divenuta impossibile per la sua età e le sue condizioni fisiche. Si pensò allora che il vecchio ronzino avrebbe potuto fare l’ultimo sforzo per il suo santo padrone, che l’aveva trattato sempre così bene.

Abramo e Davide fecero i preparativi necessari: un po’ di pane e companatico, una fiaschetta d’acqua fresca e la sella per il cavallo, ridotto ormai a soggetto da museo… Davide s’avvia al prato preferito dalla povera bestia, per condurla a Romedio, ma invece di trovarla in piedi, ne scorge accanto ad un cespuglio solo la testa… «Il resto del corpo, pensò Davide, è dietro al cespuglio; si vede che dorme…!».

Altro che dormire! Gli mancava ormai quasi tutta una coscia, che stava pappandosi un grosso orso…

Davide ritorna di corsa sui suoi passi come inebetito: non si sa bene se per la morte del cavallo o per il dispiacere che proverà il santo Romedio a dover rinunciare alla visita a. S. Vigilio; intanto cercava con ansia le parole con cui riferire la tragedia al venerato maestro.

Quando fu alla presenza di lui e con parole tronche e sconnesse l’ebbe messo al corrente dell’accaduto, si sentì tranquillamente rispondere: «Nessuna preoccupazione, figlio mio! Dobbiamo aver fede! Ritorna dall’orso ed ordinagli di venire qua subito, a prestare il servizio che avrebbe dovuto farmi il cavallo!».

Davide obbedì, ma gli pareva d’aver le gambe legate: ché stentavano a muoversi. Sfido io! Si trattava di comandare ad un orso il quale, per di più, dimostrava di non soffrire d’inappetenza!

S. Romedio e l'orso

Romedio vi salì sopra, e la carovana prese il sentiero che scendeva, tra i boschi, fino alla città di S. Vigilio

Comunque, Davide si mosse, e durante il breve tratto di strada (gli sembrò troppo breve in quella circostanza!) pregò Iddio che gliela mandasse buona.

Appena fu al cospetto del bestione, gli scaricò addosso una raffica di parole, che avrebbero dovuto essere il comando di Romedio, e poi attese l’esito, trattenendo il fiato, perché i casi potevano essere due, e non tutti a lieto fine. Ma quando vide l’orso pulirsi garbatamente la bocca sui rami del cespuglio, abbassar la testa e disporsi ad un atto d’obbedienza, Davide si sentì rifluire il sangue nelle vene e riprese la via del ritorno precedendo l’orso, ma non senza lanciar qualche occhiata prudente dietro le spalle.

Giunti alla capanna, il santo vegliardo comandò che la bestia fosse sellata e i due discepoli si preparassero ad accompagnarlo fino a Trento. L’orso piegò le gambe anteriori ed in atteggiamento rassegnato attese che gli mettessero la sella e gli legassero al collo la cavezza che appartenevano al cavallo da lui scannato. Romedio vi salì sopra, e la carovana prese il sentiero che scendeva, tra i boschi, fino alla città di S. Vigilio.

Un santo, dove passa, lascia sempre una traccia del suo passaggio. Romedio, durante quel suo ultimo viaggio, guarì ammalati e, quando uscì dall’ombra del bosco, stormi d’uccelli volteggiavano su di lui per proteggerlo dai raggi del solleone. Il santo non giungeva inaspettato alla città. Il Signore aveva voluto avvertire S. Vigilio dell’arrivo del venerando vecchio. Il Vescovo di Trento, infatti, uscì incontro all’ ospite e gli buttò le braccia al collo.

Mentr’essi se ne stavano così, abbracciati, tutte le campane della città, mosse da mano misteriosa, salutarono festosamente l’incontro dei due servi di Dio…


Testo tratto da: Domenico Casagrande, Santi e animali, Roma 1955, pp. 38-41.


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