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San Corbiniano e l’orso

Chi fa il male, faccia la penitenza 

Così dice un antico, giustissimo proverbio! Cosi ci insegnano i Santi con il loro esempio e, talvolta, anche con l’esempio degli animali.

Voi sapete che nei tempi antichi non c’erano le automobili, le motociclette, le biciclette, gli aeroplani e tutte le altre diavolerie che gli uomini hanno inventato e con le quali, se non hanno giudizio, s’ammazzano ed ammazzano anche gli altri. Una volta tutti andavano a piedi, o a cavallo se avevano fretta, oppure se il viaggio era lungo.

Corbiniano, un grande monaco tedesco, che aveva deciso di recarsi a Roma, scelse appunto il cavallo, anzi due cavalli per poter cavalcarli a turno; e partì.

Perchè a Roma? Perchè là c’è il Papa, ed ogni buon cattolico ha sempre sognato di poter ricevere la benedizione del S. Padre.

Partì dunque il nostro Corbiniano in un giorno di primavera avanzata per poter compiere abbastanza facilmente la traversata delle Alpi. Ma le Alpi, a quei tempi, erano popolate da branchi di lupi e di orsi più che non oggi. Giunto sui monti del Tirolo, gli capitò una brutta sorpresa.

Una sera, stanco dal viaggio, aveva legato i suoi due cavalli ad una pianta, s’era riparato alla meglio dal freddo della notte, ed aveva preso sonno. Nel cielo, l’azzurro cielo d’Italia, splendeva la più bella luna che si possa immaginare. Stava sognando il buon Corbiniano strade e strade, ancora da percorrere, quando il suo sonno fu bruscamente interrotto dal nitrir dei cavalli e dal rumore dei loro zoccoli che pestavano rabbiosamente il suolo.

S. Corbiniano e l'orso

Volete sentire che penitenza impose Corbiniano a quel bestione? Legò le quattro zampe del povero cavallo con le briglie e ne fece come un bel mazzo, poi collocò la bestia morta sulla schiena robusta dell’orso e gli ordinò di venirgli dietro cosi fino a Roma.

Si alza allora dal suo giaciglio, si stropiccia gli occhi per svegliarsi completamente, e scorge, al chiaror della luna che filtrava fra le chiome degli alberi, nientemeno che la sagoma d’un orso; un orso che aveva già azzannato al collo un cavallo, l’aveva atterrato e stava per divorarlo. Il Santo balza in piedi e comanda all’orso di lasciare la bestia: ma ormai era troppo tardi. Il cavallo era morto…

Chi fa il male, faccia anche la penitenza. L’orso aveva fatto il male; farà la sua brava penitenza. Volete sentire che penitenza impose Corbiniano a quel bestione? Legò le quattro zampe del povero cavallo con le briglie e ne fece come un bel mazzo, poi collocò la bestia morta sulla schiena robusta dell’orso e gli ordinò di venirgli dietro cosi fino a Roma.

E cosi fu.

Dalle montagne del Tirolo a Roma è una bella passeggiata! Ed il povero orso dovette farsela tutta con quella specie di zaino sulle spalle.

Che abbia mangiato qualche bistecca di cavallo durante il viaggio il nostro orso? lo non credo, perchè Corbiniano gli avrà provveduto quel po’ di cibo che era necessario per non farlo morire di fame lungo la-strada; ma non di più, perchè… doveva far penitenza!


Testo tratto da: Domenico Casagrande, Santi e animali, Roma 1955, pp. 45-48.


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