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Allevamento Labrador Retriever, riconosciuto da ENCI e FCI 

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S. Basolo ed il cinghiale

I dintorni collinosi di Reims, un tempo, erano tutti coperti di foreste selvagge, e per questo la zona era ricercata da quelle anime generose che abbandonavano tutto per poter imitare più facilmente Gesù.

Basolo, ricco e nobile signore del Limosino, vendette tutto quanto aveva, donò il ricavato ai poveri, e poi si ritirò nel più folto della foresta, dove si costruì una piccola cella. Davanti alla cella, a protezione, eresse una grande croce di pietra, costruita con le sue mani.

Nella cella c’era un unico bel mobile, lavorato artisticamente in un legno pregiato. Era un leggio, su cui il Santo poggiava il libro della Sacra Scrittura, che meditava tutti i giorni.

Un bel mattino egli aveva iniziato il canto dei salmi, tutto assorto in Dio, quando s’accorse che vicino ai suoi piedi s’era adagiata una massa scura.

Immaginate che cos’era?

Un grosso cinghiale, alto quasi un metro, lungo due, con le orecchie dritte e un codino attorcigliato. Poggiava il grugno sulle zampe anteriori distese per terra, con le quattro grosse dita aperte.

S. Basolo

Un bel mattino egli aveva iniziato il canto dei salmi, tutto assorto in Dio, quando s’accorse che vicino ai suoi piedi s’era adagiata una massa scura.

La sua mole, con le lunghe setole dritte (che formavano una specie di criniera), vista dall’alto, pareva una piccola collina, coperta lungo la vetta dal bosco.

Stava per finire di masticare l’ultimo boccone di ghiande raccolte sotto una quercia, quando scovato dai segugi dei cacciatori dovè correre a rifugiarsi in quell’asilo fortunato. Sopraggiunti i cacciatori, infatti, non ardirono di avvicinarsi alla bestia, ma se ne stettero ammirati davanti alla scena straordinaria.

Quand’ebbe finito il canto, S. Basolo s’accorse della presenza dei cacciatori, i quali gli si avvicinarono riverenti, e, prima ancora che egli aprisse bocca, l’assicurarono dell’incolumità del cinghiale, che s’era rizzato in piedi e nascosto dietro l’ampia tonaca del Santo.

Quattrocento anni dopo, la memoria del fatto era ancora viva da quelle parti, e tutti gli animali che entravano nel bosco della croce di S. Basolo erano rispettati dai cani e dai cacciatori.


Testo tratto da: Domenico Casagrande, Santi e animali, Roma 1955, pp. 26-28.


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