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Allevamento Labrador Retriever, riconosciuto da ENCI e FCI 

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Labrador ed emofilia

Sabato 1 dicembre 2012 si terrà a Verona un convegno su “L’Emofilia nel cane“, organizzato dall”Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI).

Parteciperanno i luminari europei in materia: Prof. Luigi Guidobono Cavalchini, Presidente CTC, Università Milano, Prof. George Lubas, Università di Pisa ( Aspetti clinici dell’emofilia A nel cane)Prof. Annemarie Thuri Kristensen, Università di Copenhagen (DK) (Aspetti diagnostici dell’emofilia A nel cane), Prof. Carlo Renieri, Università di Camerino (Trasmissione genetica e prevenzione dell’emofilia A del cane), Dr. Marco Caldin, Laboratorio Veterinario San Marco Padova (Strategie diagnostiche per l’emofilia A: dal campione al risultato) e altri.

Siccome l’emofilia purtroppo può colpire anche il labrador, ce ne vogliamo occupare nel nostro sito. Riportiamo due testi:

a) Una sintesi su emostasi e cagulazone del sangue, ovvero il meccanismo con cui il corpo di un animale si difende dalle ferite.

b) Alcune informazioni specifiche sull’emofilia nel cane, tratte un libro di uno dei relatori del convegno; G. Lubas, Appunti di Ematologia Clinica Veterinaria, Ghezzano 2011, pp. 237-239. La fonte è il pregevole sito del Gruppo Amatori Italiano del Malinois Sportivo.

A) Emostasi e Coagulazione del sangue

La coagulazione è un meccanismo in un certo senso di difesa, essenziale per l’organismo. In condizioni normali ha il preciso compito di limitare fino ad arrestare le perdite di sangue dovute a lesioni dei vasi sanguigni, questo dispositivo è affidato a molti fattori che si trovano nel plasma e alle piastrine. I fattori del plasma che entrano nel meccanismo della coagulazione sono il fibrinogeno, la protrombina, il calcio e numerose altre sostanze. La coagulazione da sola in realtà non sarebbe sufficiente ad arrestare la fuoriuscita di sangue da un vaso leso, essa, infatti, fa parte di un meccanismo assai più complesso che prende i nome di emostasi. L’emostasi comprende una fase legata al vaso sanguigno, una alle piastrine e una in cui si svolge la coagulazione; il sangue per coagulare ha, infatti, bisogno prima che la corrente sanguigna rallenti la sua velocità e che il tratto leso di parete del vaso sia come isolato, che sulla lesione venga apportata una chiusura provvisoria (fase piastrinica) e che infine si stabilisca quella definitiva (la coagulazione).

coagulazione del sangue

Schema della coagulazione del sangue

Lo strato di cellule che tappezza la superficie interna dei vasi (l’endotelio) in condizioni normali ha carica elettrica negativa, e poiché anche sulla superficie delle piastrine vi è una carica elettrica negativa, le piastrine di norma sono respinte dalla superficie interna dei vasi e si respingono fra loro. Quando si verifica una lesione a un piccolo vaso, come nel caso di una banale ferita, si ha una modificazione della carica elettrica sull’endotelio nel punto della lesione. Le piastrine allora si ammassano in gran numero su questo punto e aderiscono al tratto di superficie danneggiato cerando di occludere l’apertura da cui fuoriesce il sangue come un tappo (detto trombo bianco); contemporaneamente diminuisce anche la pressione con cui il sangue circola nella zona. Una volta che le piastrine sono venute a contatto con la zona danneggiata, cominciano ad assottigliarsi, cioè a diminuire lo spessore e ad espandersi, trasformandosi in lamine sottilissime per poi iniziare a disintegrarsi. Dopo alcune reazioni iniziali l’attivatore della protrombina converte la protrombina, forma inattiva dell’enzima, in trombina che è l’enzima attivo. La trombina, coadiuvata dalla presenza degli ioni Ca2+, converte il fibrinogeno, una proteina plasmatica solubile, in fibrina. Le molecole di fibrina si aggregano formando una rete insolubile che costituisce il coagulo (trombo rosso). I coaguli di fibrina devono avere un’esistenza transitoria ed essere rimossi quando non sono più necessari. Un sistema di enzimi, detto sistema della fibrinolisi, controlla il processo di demolizione dei coaguli. Una proteina ematica presente in forma inattiva come plasminogeno viene convertita in plasmina dall’attivatore del palsminogeno, una sostanza presente nei tessuti e nel sangue. La plasmina, a sua volta, interviene nella disgregazione della rete di fibrina che viene trasformata in sostanze inattive (fonte del testo: Istituto Leone Dehon, Monza).

 L’Emofilia A

È una patologia molto grave che é stato riscontrata in molte razze canine, tra cui Setter Irlandese, Pastore Tedesco, Pastore scozzese, Labrador, Beagle, Pastore delle Shetland, Greyhounds, Weimaraner, Chihuahua, Vizla, Bulldog Inglese, Barboncino nano, Schnauzer, San Bernardo e nei meticci. E’ segnalata anche in tutte le altre specie animali. La causa della patologia é un difetto quantitativo o funzionale del fattore VIII (FVIII:C o fattore procoagulante) conseguente ad una mutazione genica, che rende carente la formazione del coagulo stabile. Tale mutazione genica determina la sintesi a livello epatico di una proteina anomala a scarsa attività funzionale, per cui l’antigene correlato alla attività procoagulante (FVIII:CAg) risulta normale od aumentato.

Biochimicamente il FVIII é una glicoproteina del PM di circa 300 kD, strettamente associata al fattore di von Willebrand (FvW), la cui funzione rientra nel sistema intrinseco della fase plasmatica della coagulazione. Ha una emivita di circa 15 ore.
L’eredità é recessiva e legata al sesso, cioè il gene che codifica la patologia si trova sul cromosoma sessuale X. I maschi malati posseggono quindi un cromosoma sessuale normale (Y) ed uno responsabile della malattia (X) (emizigoti). I portatori della malattia sono esclusivamente le femmine che hanno un cromosoma X normale ed uno portatore del difetto genico (eterozigoti) (vedi figura 1/36).

trasmissione emofilia

Figura 1/36: modalità di trasmissione dell’Emofilia A

Se un maschio malato viene incrociato con una femmina portatrice possono nascere femmine malate (omozigoti), eventualità questa comunque molto rara. Accoppiando un maschio emofilico con una femmina normale otterremo figli maschi sicuramente sani e femmine sicuramente portatrici asintomatiche (se la diagnosi nel padre é certa non sono necessari esami per accertare le condizioni dei figli). Accoppiando invece un padre sano con una madre portatrice otterremo invece figli maschi con una probabilità del 50 % di essere normali o malati e femmine con il 50 % di probabilità del 50 % di essere normali o malati e femmine con il 50% di probabilità di essere sane o portatrici asintomatiche.

L’Emofilia A può produrre sintomi leggeri, moderati o gravi a seconda dell’attività procoagulante del Fattore VIII. Viene suddivisa in tre forme cliniche secondo l’attività del fattore VIII:C:

forme cliniche / attività FVIII:C
grave: inferiore all’1%.
moderata: tra 1% e 10%
lieve: tra 10% e 30%

I soggetti gravemente malati in genere nascono morti o muoiono nei primi giorni di vita. 
Nei cuccioli che sopravvivono per qualche mese si possono osservare prolungati sanguinamenti 
anche dopo traumi lievi o dopo interventi di piccola chirurgia, la formazione di ematomi e di 
versamenti intrarticolari “spontanei” e sanguinamenti endocavitari spesso mortali.

Nella forma moderata osserviamo gravi sanguinamenti solo dopo traumi di una certa 
entità. I sintomi che il cane emofilico manifesta spesso comprendono zoppia dovuta ad 
emorragia articolare e frequenti ematomi sottocutanei ed intramuscolari. Un cane malato di 
Emofilia A corre un elevato rischio di emorragia in concomitanza di infezioni virali o di 
vaccinazioni, a causa della concomitante ridotta funzione dei trombociti.

Nella forma lieve può succedere che alcuni cani maschi malati vivano l’intera esistenza 
senza che la malattia si manifesti in modo conclamato. Solo in occasione di eventi stressanti o di 
altre patologie può esacerbarsi la sintomatologia relativa all’Emofilia A. La forma lieve e talvolta 
la forma intermedia non diagnosticata possono provocare una ulteriore diffusione della malattia 
nella popolazione canina tramite la riproduzione.

L’anamnesi e l’esame clinico sono molto importanti per formulare una corretta diagnosi. 
Il sospetto diagnostico può essere avanzato quando il Tempo di Tromboplastina Parziale attivata 
(aPTT) risulta allungato rispetto ai valori standard, mentre il Tempo di Protrombina (PT) é normale. La certezza diagnostica si ha comunque solamente con la misurazione dell’attività del 
Fattore VIII:C impiegando plasma carente per tale fattore, nel contesto di un test per l’aPTT 
modificato. Un animale sano presenterà valore di FVIII:C compresi tra il 60% ed il 140%. Il 
soggetto emofilico avrà un valore di FVIII:C minore del 25%, mentre il soggetto portatore avrà 
una concentrazione da 26-60%. Per convalidare lo status di portatrice é opportuno quantificare 
anche il FvW e determinare il rapporto tra FVIII:C/FvW, che deve essere inferiore a 0,6. La 
determinazione del FVIIIR:Ag rileverà invece una concentrazione normale od elevata.

La profilassi nell’allevamento richiede l’identificazione dei cani sospetti sulla base 
dell’esame clinico, ma soprattutto delle indagini di laboratorio, e la conseguente esclusione dei 
soggetti malati (maschi malati sono emizigoti, normale cromosoma Y ed un cromosoma X 
responsabile della malattia, raramente femmina emofilica omozigote, due cromosomi X malati) 
e portatrici (femmine, eterozigoti, cromosoma X normale ed uno malato) dal programma 
riproduttivo. In particolare, l’identificazione delle femmine portatrici asintomatiche é l’elemento 
fondamentale nella lotta contro questa malattia.

Il soggetto emofilico affetto da una forma lieve/moderata può essere trattato con una 
terapia sostitutiva che compensi temporaneamente il difetto emocoagulativo e consiste nella 
somministrazione ev di plasma fresco (6-10 mL/Kg di peso corporeo ogni 8-12 h, preparato da 
meno di 6 ore dal momento del prelievo), plasma fresco congelato (6-10 mL/Kg peso corporeo 
ogni 8-12 h, congelato entro 6 ore dal momento del prelievo) o crioprecipitati plasmatici (1 
Unità/10 Kg peso corporeo ogni 6-8 ore; una Unità è ottenuta da 150 mL di plasma fresco 
congelato). Questi emoderivati permettono la reintegrazione dei fattori carenti. E’ inoltre 
importante tenere gli animali ammalati lontani da qualsiasi situazione che possa causare 
emorragie: evitare quindi di somministrare farmaci per via intramuscolare per non provocare 
ematomi nel punto dell’iniezione e somministrare cibi “molli” al fine di non provocare lesioni al 
cavo orale ed al tubo digerente.Cap. 36 – Alterazioni ereditarie dell’emostasi 239

Nei casi gravi non disponendo di plasma o di emoderivati é possibile impiegare la 
trasfusione di sangue intero (12-25 mL/kg ogni 24 ore), anche per bilanciare la grave anemia. 
Nel contempo può essere utile impiegare il DDAVP (8 Deamino D Arginina Vasopressina) che 
libera le riserve organiche di FVIIIR:Ag (ma con una risposta quantitativamente incostante), per 
via parenterale o nasale alla dose di 0,1 µg/Kg.

In tabella 4/36 sono riportati i principali rilievi di laboratorio che possono essere utili per 
inquadrare le patologie ereditarie dell’emostasi.

tabella disordini ereditari dell'emostasi

Legenda simboli: A= aumentato; D= diminuito; N= normale; A/N= aumentato o normale; TE= Tempo Emorragia,
PT= Tempo di Protrombina, aPTT= Tempo Tromboplastina Parziale attivato, TT = Tempo di Trombina