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Allevamento Labrador Retriever, riconosciuto da ENCI e FCI 

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Il nido nel cappuccio

S. Calais - il nido nel cappuccio

San Karilef

Ora che avete fatta la conoscenza con S. Karilef, ve ne racconto un’altra, che gli capitò una bella sera di primavera avanzata. Il monaco aveva iniziato il lavoro di dissodamento della vigna, che già conoscete, e vi lavorava da parecchie ore. Era una di quelle giornate di maggio che danno l’impressione di essere più in estate che in primavera, per via di quel caldo umidiccio che precede i primi temporali accompagnati da acquazzoni.

Il buon vecchio aveva rimboccato le lunghe maniche della veste bigia, s’era levato il cappuccio e l’aveva appeso ad un ramoscello, che sporgeva dal tronco d’una quercia gigantesca ai margini della vigna.

Lassù intanto, fra i rami delle piante secolari, svolazzavano uccelli di tutte le specie: cardellini color cremisino, con le ali a fasce gialle e azzurre disseminate di puntini bianchi come perle, con un berrettino scuro in capo ed una striscia rossa rossa attorno al becco; lucherini gialli, con qualche penna verde, chiacchieroni a non finire; grossi merli di un nero lucente, con un becco giallo come un berillo; cinciallegre di varie specie: la cincia mora, la cincia col ciuffetto, la cincia codona; fringuelli e capinere e cento e cento altri graziosi uccellini, che intrecciavano tra loro canti e voli in una festa da non potersi descrivere.

Il santo monaco, di tanto in tanto, levava il capo e ringraziava silenziosamente tutte quelle creaturine che gli tenevano allegra compagnia, cantando al Signore.

Al tramonto, come egli faceva sempre, depose la vanga a ridosso della capanna, poi s’inginocchiò sulle zolle che aveva rovesciate durante il giorno, tutte uguali, tutte lucide, ed iniziò la lunga preghiera del vespero.

Quando ormai le cose eran tutte d’un colore e l’oscurità era vicina, Karilef fece per staccare il cappuccio dal ramoscello di quercia e… s’accorse che, dentro, v’era qualche cosa.

Guarda, incuriosito: un uovo, un piccolo ovetto di cardellino!

Il vecchio sorride, e lo prende in mano. «Ancor caldo» mormora fra sè: «lasciamolo nel cappuccio finchè nasca l’uccellino!».

E riappese il cappuccio alla quercia.

Il cardellino depose altre uova, e covò amorosamente.

Alla fine di maggio, il cappuccio era diventato il nido caldo di quattro cardellini implumi, che pigolavano tutto il giorno.

Dopo non molto al coro del bosco s’eran aggiunti quattro nuovi cantori. I quattro cardellini nati nel cappuccio di Karilef.

Ed egli ne fu felice.


Testo tratto da: Domenico Casagrande, Santi e animali, Roma 1955, pp. 15-17.


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