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Allevamento Labrador Retriever, riconosciuto da ENCI e FCI 

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Colore del labrador: due tipi di pigmentazione e il locus “E”

1. I pigmenti che determinano il colore del labrador

La colorazione del mantello del labrador dipende da corpuscoli pigmentati, chiamati melanosomi, che si trovano nella corteccia del pelo. Questi corpuscoli, nel labrador, sono di due tipi principali:

1) gli eumelanosomi, detti in questo modo perché contenenti molecole di eumelaninapigmento di colore nero: il colore dell’eumelanosoma varia dal nero al chocolate in base alla concentrazione di eumelanina nell’eumelanosoma: più alta è la concetrazione di melanina, più scuro è il colore.

Nero e chocolate non sono quindi due pigmentazioni sostanzialmente diverse, ma la colorazione finale dipende dalla concentrazione del pigmento nel melanosoma e dalla distribuzione dei melanosomi all’interno del pelo.

2) i feomelanosomi, detti in questo modo perché contenenti molecole di feomelanina, pigmento di colore rosso: Il colore del feomelanosoma varia dal rosso volpe al quasi bianco, in base alla concentrazione di feomelanina nel feomelanosoma: più alta è la concetrazione di feomelanina, più il colore tende al rosso.

I vari labrador gialli-miele (labrador fox red, labrador miele con orecchie rosse e ampie striature rosse nella schiena, labrador chiari con orecchie rosse, labrador quasi bianchi),  non possiedono pigmentazioni sostanzialmente diverse, ma il range bianco-rosso delle varie zone del mantello dipende dalla concentrazione del pigmento rosso (feomelanina) nei feomelanosomi.

I colori del labrador dipendono dunque, sostanzialemente, da due specie di pigmentazione: nero chocolate efox red giallo miele.

Il colore bianco-grigio del mantello in alcune parti del corpo dei cani anziani è dovuto, al pari delle canizie degli esseri umani, alla mancanza di pigmentazione: non si tratta quindi di un colore particolare, ma di assenza tanto di eumelanosomi che di feomelanosomi, osservabile sia in labrador neri-chocolate che in labrador gialli-miele.

Così dicasi della piccola macchia bianca, ammessa dallo standard, che talvolta si ritrova sul petto dei labrador (specialmente tra i cuccioli) e in prossimità del piede, dal lato posteriore: queste ultime macchie sono dette Bolo pads, perché si sono ritrovate nei discendenti del Dual Ch. Banchory Bolo (1915-1927). Lorna Howe diceva che questo cane avrebbe potuto addestrare lui esseri umani, e che lei stessa aveva imparato da lui di più di quanto gli avesse insegnato.

Rimane aperta la questione del cosiddetto labrador silver, non ammesso negli standard ufficiali; questa colorazione molto probabilmente deriva da incroci di labrador con soggetti Weimaraner, anche se alcuni sono molto più cauti. Questa pigmentazione potrebbe derivare da un gene recessivo che occupa il locus “D”.

NB: altri post per comprendere meglio quanto andremo a dire in seguito; Il mio labrador ha geni alleli, Il mio labrador ha i cromosomi, Il mio labrador ha il genotipo, Genetica for dummies

2. Perché in alcuni labrador i melanociti producono feomelanina (e così il mantello è giallo-miele-fox red) e in altri eumelanina (e così il mantello è nero-chocolate)?

Perché il pelo si formi con una determinata colorazione (nera, chocolate, gialla), sono necessari alcuni passaggi;

1º il melanocita deve essere stimolato a produrre i pigmenti colorati, cioè i feomelanosomi o gli eumelanosomi;

2º una volta che viene dato il via, questo processo si deve poi realizzare, in diversi passaggi, dalla produzione del pigmento fino alla sua traslocazione nel pelo.

Questo processo, dal punto di partenza fino alla fine, comprende moltissimi passaggi ed è influenzato da moltissimi geni; bisogna dire che non sappiamo quasi nulla; tuttavia, almeno per quanto riguarda il colore del mantello del labrador, abbiamo alcuni punti fermi.

Conosciamo l’azione dei geni del locus “E”, del locus “B” e di qualche altro locus, a questo punto della nostra trattazione, meno decisivo (ne tratteremo in seguito).

3. L’azione di geni del locus E.

Che cosa dunque sappiamo circa l’azione di questi geni? Che il via al processo di formazione degli eumenalosomi è dato dall’ormone MSH (Melanocyte Stimulating Hormone), prodotto dall’ipofisi (ghiandola situata nel cervello); che cosa spinge l’ipofisi a produrre MSH? anche qui non sappiamo quasi niente dei complessi meccanismi: l’ipofisi reagisce a una quantità di stimoli interni ed esterni, in gran parte sconosciuti; si può supporre che il freddo induca la produzione di peli, e il caldo la rallenti: quindi, in questi casi sarà attivata o rallentata anche la produzione di melanina.

Sappiamo che l’ormone MSH attiva la produzione di eumelanina andandosi a legare con un recettore (ovvero una proteina posta sulla membrana cellulare dei melanociti), detto melanocortin 1 receptor (Mc1r). Questo recettore, una volta legatosi con una molecola di MSH, dà il via al processo di sintesi dei pigmenti neri o chocolate (detti eumelanosomi).

E qui entrano in azione i geni del locus “E”. Questo locus può essere occupato, nel labrador, dagli alleli “E” ed “e”; se il locus “E” è occupato da almeno un gene “E”, tutto procede per il verso giusto e si innesca la produzione del pigmento nero-chocolate.

Ma se il locus “E” è occupato da una coppia di geni “e” (genotipo “ee”), allora il processo di sintesi del pigmento non può innescarsi.

Perché tutto questo? Perché i geni del locus E sono deputati a produrre il recettore Mc1r, cioè proprio quella proteina deputata ad “accogliere” l’ormone MSH, la sua “porta d’ingresso“.

Il gene E produce il recettore funzionante, e quindi la cellula è sensibile all’ordine dato dall’MSH di produrre il pigmento nero-chocolate (nel labrador addirittura il gene E è in una forma mutante, per cui la sintesi di eumelanina avviene a prescindere dalla stimolazione ormonale).

Al contrario, Il genotipo “ee” produce una forma mutata di questo recettore, che, anche se si lega all’MSH, non innesca il processo di sintesi del pigmento.

Proviamo a rendere più comprensibile questi passaggi con uno schema esemplificativo:

schema recettori Mc1r

Il gene “E” produce un recettore che innescala produzione di eumelanina; il gene “e” produce un recettore che causa la perdita di funzione della produzione della eumelanina: se il genotipo sarà “ee”, la cellula non potrà fare altro che produrre feomelanosomi.
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Perché basta che il locus E sia occupato da un solo gene E, perché si possa innescare il processo di sintesi del pigmento nero-chocolate (eumelanina)? Perché il gene E è dominante rispetto al gene “e”. E quindi è sufficiente un solo gene E perché tutto possa procedere – diciamo così – per il verso giusto, per quanto riguarda la produzione di eumelanina.

4. Conclusioni

Il colore finale del mantello del labrador, è regolato da un sistema complesso, del quale sappiamo ben poco. Tra quel poco che sappiamo, abbiamo però alcuni punti certi: conosciamo l’ordine delle condizioni che determinano il colore finale e alcuni meccanismi che regolano la produzione e la colorazione dei melanosomi.

Le condizioni del colore del mantello del labrador sono così ordinate:

a) Il primo spartiacque è condizionato dei geni del locus “E” (<= Extension).

a1) I geni alleli del locus “E” determinano se un labrador sarà nero-chocolate, oppure giallo: se il locus “E” è occupato da alleli “EE” oppure “Ee”, il labrador sarà nero-chocolate; se il locus “E” è occupato da alleli “ee”, il labrador sarà giallo-miele.

a2) In caso di genotipo “ee”, il secondo passaggio è condizionato da un complesso sistema di alleli localizzati nei loci “A” e “C” + altri loci di minore importanza;

I geni di questi lochi determinano le varietà di labrador giallo: labrador fox red, labrador miele con orecchie rosse e ampie striature rosse nella schiena, labrador chiari con orecchie rosse, labrador quasi bianchi.

a3) In caso di genotipo “EE” o “Ee”, il secondo passaggio è condizionato dai geni del locus “B”:

 Se il locus “B” è occupato dai geni “BB” o “Bb”, il labrador sarà nero; se lo stesso locus è occupato dai geni “bb”, il labrador sarà chocolate.

Esamineremo i punti a2 e a3 nei prossimi articoli.

 

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